sábado, 7 de setembro de 2013

Sogno n.94 Maria anno 2013

 
Mi trovavo in un Centro Sociale alla ricerca di una persona amica, quando vedo quattro donne sedute in circolo che avevano dei auricolari alle orecchie.
Rimasi affascinato di una ragazza che mi stava di fronte.
Una donna sulla mia sinistra togliendosi gli auricolari mi chiese cosa desideravo.
Risposi che cercavo un’amica ed ero rimasto affascinato dalla bellezza di quella ragazza che indicai.
La ragazza in questione, alza gli occhi e mi sorride.
A quel sorriso sento il cuore fare un capitombolo.
« Come vi chiamate? » le chiesi.
« Non ti può rispondere, perché è sordomuta. » disse la donna che mi aveva interpellato.
« Mi dispiace; non conosco il linguaggio dei sordomuti, ma mi piacerebbe essere suo amico. »
« Lo dite perché vi fa pena? »
« Non propriamente, è che ho sentito qualcosa al cuore quando mi ha sorriso. »
« Ho capito! Vi siete innamorato; bisognerà vedere cosa ne pensa Maria. » e con i gesti che non saprei interpretare si rivolse a Maria, poi rivota a me disse: « È la prima volta che mi capita; questo è il classico colpo di fulmine. Si perché anche Maria ha sentito qualcosa quando avete detto di essere rimasto affascinato dalla sua bellezza. Però vi avverto subito; non è facile vivere con una sordomuta. »
« Penso anch’io che non sarà facile, ma con l’amore di entrambi tutte le divergenze si appianeranno. »
Maria si alzò dalla sedia e venne vicino a me ed io le presi una mano e le posai un bacio sulla palma e poi chiudendola a pugno le dissi: « Non lo fare scappare. »
Maria scosse la testa e chiuse più forte la mano.
« Mi raccomando e soprattutto a te Don Giovanni comportatevi bene; se so che la fai soffrire te la vedrai con me. »
« Non si preoccupi Maria sarà in buone mani. » e per dimostrare che non avevo cattive intenzioni le diedi il mio biglietto da visita e le mostrai il documento d’Identità per dimostrare che chi stava scritto nel biglietto; ero proprio io.
Poco dopo passeggiavo nel giardino a braccetto con Maria.
Poi seduti in una panchina le dissi: « Domani vado a comprare il libro del linguaggio gestuale; così possiamo parlare più liberamente. »
Dopo aver appreso a parlare tramite i gesti, con l’aiuto di Maria; seppi della sua vita prima di conoscermi.
Era terza di una famiglia di quattro figli; l’unica nata sordomuta. I suoi genitori non l’avevano accettata e messa in un collegio di sodomuti dove era rimasta fino alla maggiore età.
Aveva trovato lavoro come professoressa in una scuola per sordomuti; frequentava il Circolo Sociale perché lì c’era gente come lei; aveva degli amici ma fino a che mi conobbe, nessuno che le interessasse vivamente.
Quando mi aveva visto aveva sentito la stessa cosa che avevo sentito anch’io.  Stavamo bene insieme. Ci vedevamo spesso durante le ore libere del lavoro.
Ad ogni occasione andavamo in giro per l’Italia e all’Estero con le gite commerciali e
alle volte compravamo qualcosa che ci fosse servita per la nostra casa.
Sì perché noi ci amavamo veramente e ci volevamo sposare.
Quattro mesi dopo mi chiese di voler vivere nella nostra futura casa già da allora.
Non avevo nulla in contrario anche perché quando l’avevamo comprata aveva tre camere oltre la sala, cucina e due bagni.
Le due stanze in più servivano per i nostri figli quando sarebbero nati.
Accettai ma ad una condizione: ci dovevamo comportare da buoni amici e perciò avremmo dormito in due stanze separate.
Maria  con  i  suoi  gesti  mi  chiese: « Perché dovevamo dormire separati se ci amava-
mo? »
« Perché fino a che non ci sposavamo non lo dobbiamo fare. »
« Perché? » mi chiese con un’espressione triste.
« Perché quando ci sposeremo, tu dovrai avere l’abito bianco; segno di purezza. Perché tu sei pura, vero? »
Fece cenno di si con la testa.
Da quel giorno vivemmo insieme.
Avevo comprato due apparecchi da tenere al collo o a portata di mano: se Maria aveva bisogno di me, bastava schiacciare un tasto e nel mio si sentiva uno squillo, se dovevo chiamarla io, nel suo si accendeva una luce rossa.
La mattina ero io a svegliarla, non più l’assistente sociale.
Una mattina nell’entrare nella sua stanza, la trovai scoperta; probabilmente durante la notte aveva avuto caldo e si era scoperta.
Cercando di non svegliarla, le tirai giù la camicia da notte.
Maria si svegliò e mi sorrise.
In una tavoletta scrissi: « Quando sono entrato eri scoperta e ti ho ricoperta. »
Dopo aver cancellato Maria scrisse: « Questa notte ho sognato che mi stavi scoprendo per fare l’amore. »
« È stato solo un sogno, non mi permetterei mai, anche se lo desiderassi. »
Uscii dalla sua camera e andai nella mia a finirmi di vestire.
Avevo cominciato a farlo quando il mio apparecchio fece sentire uno squillo.
Maria era in bagno; non valeva la pena che bussassi perché con il fatto che era sordo-muta, non mi poteva sentire.
Aprii la porta e la vidi.
Era nuda ed era sotto la doccia.
Era la prima volta che la vedevo nella sua nudità.
Rimasi a guardarla.
Maria porgendomi la spugna insaponata mi indicò la schiena.
Li passai la spugna: sulle spalle, la schiena, i glutei, i polpacci e i piedi.
Poi Maria si voltò.
Ed io la insaponai: dal petto ai piedi senza mostrare nessuna attrazione; poi la lasciai a risciaquarsi da sola.
Stavo nella mia stanza quando entrò con la vestaglia da bagno.
Avvicinandosi a me scrisse nella tavoletta: « Che effetto ti ha fatto passare la spugna nelle mie parti intime? »
« Nessuno » scrissi.
« Non ci credo, devi aver provato di certo qualcosa. »
« Ti devo confessare una cosa; mi ritengo un pliniano. »
« Un pliniano, che cosa è? »
« Un pliniano è un abitante del pianeta Plinio della costellazione della Venere. »
« Perché ti ritieni un pliniano? »
« Perche come un pliniano non sento nessuna attrazione fisica fino al Matrimonio con la donna amata. »
« Allora vuoi dire che; mi sono innamorata di un pliniano? »
« Si! Se non ti dispiace. »
« No! Anzi, mi fa piacere. Un pliniano può baciare la sua fidanzata? »
« Certo, basta che siano casti baci. »
Dopodiché ci demmo tanti: Casti Baci.
Da quando vivevamo insieme a quando ci sposammo; fu una fatica resistergli.  
Finalmente dopo aver fatto tutti i documenti e gli inviti; ci sposammo.
Al nostro matrimonio invitammo anche i suoi genitori che non si erano mai curati personalmente di lei; poi tornammo a vivere nella nostra casetta in un piccolo paese che  avevamo  conosciuto  durante  le  nostre  gite  e  che  avevamo amato come noi (a
prima vista).
Era un paese di gente simpatica che aveva preso in simpatia Maria quando avevamo deciso di comprare una casetta nel loro paese.
Era una casetta piccolina (non in Canadà) con tanti fiori di lillà in un piccolo giardino e un piccolo orto dove passavamo il tempo a fare gli agricoltori.
Ogni tanto (per non dire spesso) quando swtavo nell’orto o fare qualcos’altro Maria mi chiamava e quasi sempre era per fare l’amore.
Si vede che...dopo la prima volta ci aveva preso il vizio e non ne poteva fare a meno; ed io da buon medico oltre che marito la curavo.

Poi con un sorriso mi svegliai e accanto a me c’era Maria ma...non era sordomuta.

Sogno n.93 Angelo anno 2013


Stavo seduto sopra uno scoglio quando ho visto un ragazzo in procinto di affogare, mi sono tuffato e l´ho raggiunto; gli ho detto di mettermi le braccia intorno al collo e tenendolo sulla mia schiena l’ho riportato a riva dove della gente si era radunata.
Dopo essersi complimentati con me per l’avvenuto salvamento, una signora avvolse in una tovaglia il ragazzo e lo strinse a sé.
Aveva le lacrime agli occhi mentre mi ringraziava per avergli salvato il figlio.
« Non è nulla, mi trovavo lí vicino quando l’ho visto; non mi deve ringraziare ho fatto solo il mio dovere. »
« Si...però se non c’era lei mio figlio sarebbe morto affogato. »
Mentre stavamo parlando, ho sentito qualcuno gridare « Aiuto! Aiuto! »
Mi sono sollevato e nel medesimo punto dove prima c’era il ragazzo, vidi qualcuno che stava per affogare.
Feci una corsa e mi tuffai. Poche bracciate ed ero sul posto.
La persona non si vedeva. Mi sono immerso e ho visto una donna essere risucchiata da un vortice sottomarino.
La presi per un braccio e facendo forza la strappai dal vortice e con lei riemersi.
La donna ewra svenuta o morta; non reagiva. Tenendola con un braccio fuori dall’acqua e nuotando con l’altro braccio la riportai a riva.
Qualcuno che stava lì si gettò accanto a lei e prese a massaggiarla e fargli la respirazione bocca a bocca.
Mentre mi stavo riposando, sentii la sirena dell’autombulanza che qualcuno aveva chiamato.
La madre del ragazzo che avevo prima salvato, voltò a ringraziarmi.
« Lei è un eroe, in pochi minuti ha salvato due persone. La dovrebbero premiare. Mi dica, chi devo ringraziare? Mi dica il suo nome che lo fisserò nella memoria. »
« Mi chiamo Angelo. Devo avvertire le autorità che in quel punto c’è un vortice, probabilmente una fossa che risucchia tutto ciò che si avvicina. »
In quel momento si stava avvicinando una guardia; forse per congradularsi con me.
Riferii quello che avevo detto alla signora, aggiungendo: « Bisognerà scaricare delle pietre in quel punto, tanto da ostruire la fossa e distruggere il vortice, se non lo si fa, qualcun’altro potrebbe affogare. »
La guardia mi disse che avrebbe riferito a chi di dovere e avrebbero fatto quello che avevo consigliato.
Come la guardia si allontanò, si avvicinò un uomo alla donna dicendole con fare prepotente: « Dammi altri soldi! »
E lei: « Te li ho dati questa mattina come d’accordo. »
« L’ho già finiti e mi servono per rifarmi di quelli che ho perso. »
La donna stava dicendo qualcosa all’uomo, quando intervenni.
« Il signore sta importunando la signora, le lasci il braccio. »
« E tu chi sei; il cavalier servente? »
« È il signore che ha salvato Nico che stava per affogare. »
« A sì! Ha fatto male, doveva lasciarlo affogare così me lo sarei tolto dai c...»
« Bel modo di parlare di mio figlio. »
« Io parlo come mi pare. O mi dai i soldi o ti riempio la faccia di schiaffi. »
« Tu non riempi la faccia di schiaffi a nessuno » intervenni. »
« Ah sì! E chi me lo impedisce, tu migherlino? »
Mettendosi davanti a me; in confronto sembrava una montagna.
Sentendo una rabbia nei suoi confronti, mi cominciai a gonfiare come Hulk (senza diventare verde).
Quando lo superai di altezza e larghezza, lo presi per il collo e sollevatolo da terra gli dissi: « Sparisci se non vuoi che ti spezzi tutte le ossa. »
Lasciatolo andare cadde a terra come un burattino cui avevano lasciati i fili, poi rialzandosi si allontanò dicendo parole incomprensibili.
Tornato più calmo, mi sgonfiai, tornando quello di prima.
« Ho sognato; o vi ho visto diventare grande come una montagna? »
« Non è stato niente, solo un illusione ottica. »
« Per ringraziarla se viene a casa mia le offro qualcosa. Il tempo di cambiarci. »
Lasciandomi solo si diresse con il figlio in una gabina e quando ne uscì fuori, si erano rivestiti ambedue.
Anch’io mi ero rivestito e seguendola raggiungemmo la sua macchina e saliti sopra ci dirigemmo verso una serie di palazzine.
Posteggiata la macchina, aperto il portone e preso l’ascensore; al terzo piano ci dirigemmo verso una porta di uno degli appartamenti.
Una volta aperta la porta, la signora diede un grido: « Ci sono entrati i ladri, hanno rubato tutto! »
Al che Nico disse: « Hanno rubato anche il mio portatile. »
« Scommetto che è stato quello che penso io. »
« Si! Deve essere stato lui e i suoi amici dopo che mi sono rifiutata di dargli altri soldi. Ma io lo denuncio, lo mando in galera. »
« Lei non farà nulla di questo, anche perché non ha prove che sia stato lui. Segua il mio consiglio. Non gli dica niente a parte che: vi hanno derubato. Domani vederemo quello che si può fare. »
« Che si può fare? È da quando mi sono messa con lui che mi sono pentita di averlo fatto, fino a adesso si è limitato di chiedermi i soldi per i suoi vizi. Non sò come fare per liberarmi di lui? »
« Domani tutto cambierà, parola di Angelo. »
« Angelo? Invece di chiamarti Angelo, dovresti essere un angelo. »
« Chissà che non lo sia...da ora in poi vi terrò sotto le mie ali protettrici. » e salutandoli li lasciai soli.
La mattina dopo, come d’accordo andammo ad un negozio che vendeva roba usata.
Appena entrati nel negozio; Nico strattonandomi per la giacca mi indica un computer portatile.
Mi avvicinai (come se lo volessi comprare) lo aprii e potei vedere le iniziali di Nico.
Un commesso mi chiese se lo volevo comprare. Gli chiesi il prezzo, poi scuotendo la testa dissi: « Ci penserò. » e uscimmo dal negozio.
Fuori con il telefonino di Maria (la madre di Nico) chiamai il posto di polizia chiedendo dell’Ispettore Franchi. Avutolo in linea gli dissi del negozio del ricettatore di oggetti rubati.
Aspettammo l’arrivo della polizia; dopodiché entrammo anche noi e Maria e Nico riconobbero gli oggetti che erano stati rubati dal loro appartamento.
Messo alle strette; il ricettatore fece i nomi delle persone che avevano portato quegli oggetti. Tra quei nomi c’era anche quello del compagno di Maria.
Trovarono ed arrestarono (il compagno di Maria e i suoi complici) nella sala di bigliardi; poi con gli oggetti recuperati tornammo a casa.
Una volta dentro Nico mi domanda: « Sei proprio un angelo? »
« Pensa ad un desiderio e vedi se te lo esaudisco. »
Dopodiché lasciai l’appartamento, scesi dallo stabile ed al Bar all’angolo comprai un cono di gelato alla fragola, cioccolato e panna che poi portai a Nico.
« È proprio quello che avevo pensato! » disse Nico.
« Allora posso chiedere anch’io qualcosa? » disse Maria.
Rivolgendomi a Nico dissi: « Tua madre vuole che rimango a dormire con lei, tu che ne pensi? »
« Per me va bene; anzi vorrei che tu diventassi il nuovo compagno di mia madre. »
« Allora d’accordo; da ora in poi, mi dovrai chiamare zio Angelo. »
Da quel giorno in poi restai a vivere in casa loro; occupandomi (tra l’altro) di Maria e Nico.
Una mattina svegliandomi dissi a Maria: « C’è qualcuno che chiede il mio aiuto. Esco e torno subito. »
Uscito dalla loro casa mi diressi verso il luogo dove veniva la chiamata (gli angeli non precisano di macchina per muoversi); poco dopo ero vicino ad una villetta dove vidi tre uomini estorcendo con le minacce dei soldi per evitare assalti.
Trasformandomi in Hulk mi avvicinai loro e con la mia voce cavernosa dissi: « Sparite e non fatevi più vedere dai miei amici, se non volete che di voi ne faccia delle polpette! »
Voltandosi da dove veniva la voce videro:  un gigante di carnaggione verde di tre metri per due che brandiva le sue grosse mani verso di loro.
Senza che potessi aggiungere altro; fuggirono a gambe levate.
Una volta fuggiti tornai per quello che ero prima, prendendo i ringraziamenti dai due coniugi.
« Per ora potete stare tranquilli; quelli non torneranno. Se nel futuro avrete ancora bisogno di me (con il pensiero) basterà chiedermi aiuto ed io correrò a proteggervi. »
Poi tornai a casa di Maria raccontandogli quello che avevo fatto.
Un mese dopo Maria mi disse di essere incinta; ed io le dissi: « Se è un maschio lo chiamerai Angelino e se è una femmina Angelina. »
Fu un maschio e quando lo facemmo battezzare; lo chiamammo Angelino Gabriel.
Mentre era in corso la funzione si sentivano voci celestiali cantare.
Maria mi chiese: « Chi canta così bene? »
« È un coro di angeli. » risposi.
Poi mi svegliai.  

Sogno n.92 India Misteriosa anno 2013



In un volantino pubblicitario che avevamo ricevuto da una conoscente trovammo una offerta irrifiutabile.
sette giorni in India per cinquecento Euro tutto compreso: viaggio in aereo (andata e ritorno), albergo di quattro stelle con alimentazione completa e pulman con guida che parlava portoghese che ci avrebbe condotto in giro per Nuova Dely e d’intorni.
Ci prenotammo e ci occupammo per il visto tramite l’Ambasciata Indiana di Lisbona.
Nel giorno fissato eravamo riuniti all’aereoporto insieme ai partecipanti ed alcuni amici di Lisbona e Queluz due ore prima della partenza ovvero alle ore 10,15.
Dopo 14 ore e due scali siamo arrivati a Nova Dely alle ore 02,30.
Ci aspettava il pulman dell’hotel  che ci accompagnò al Maestik.
Dopo aver svolto tutte le formalità ci ritirammo nelle nostre stanze.
Alle ore 8,20 ci diedero la sveglia e un’ora dopo eravamo nel salone a fare colazione.
Finita la colazione (all’indiana), lavati i denti, uscimmo dall’hotel e un pulman ci condusse a visitare la città e i luoghi sacri.
Dely è bella; solo che...ci sono troppi mendicanti che non ti lasciano in pace fino a quando non gli dai qualcosa.
Solo che...sembrava che quasi tutti gli indiani vivevano di elemosine.
Pur di levarci i (ragazzini) di torno, davamo le monetine da 5, 10, 20 e 25 paisas.
All’interno dei templi i (ragazzini) non potevano entrare, c’erano sacerdoti (bramini) a fare le loro veci, solo che non accettano le monetine (paisas) ma le rupie.
È vero che è tutto compreso, ma a forza di dare, ci accorgiamo che il viaggio in India ci verrà a costare ben caro.
Per non parlare dei souvenir indiani; la maggior parte sono: Made in China.
La nostra permanenza in India è di cinque giorni.
Due li abbiamo passati nella capitale, gli altri tre per le altre località più indicate; tra cui: il tempio di Fatehpour, il tempio di Khajuraho e il Tal Majal.
Fu a Kajuraho che mi successe una cosa strana.
Eravamo nell’interno del tempio quando sono stato avvicinato da un santone il quale mi chiese dei soldi.
Da principio non capivo quello che voleva, ma poi grazie all’interprete portoghese capii che il santone voleva dei soldi.
Cominciai per dargli delle monetine, che lui non accettò.
Dal segno delle dita (pollice e indice), voleva delle banconote, gli diedi 10 rupie che non accettò.
Pensando al cambio: rupia-euro era più o meno di 12,900 centesimi.
Continuai ad aumentare tutte le banconote che avevo in rupie; ne avevo circa mille e duecento trenta.
Il santone continuava a scuotere la testa in segno di negazione.
Allora rivolgendomi all’interprete chiesi: « Non vuole le rupie, ma che vuole? »
Al che la guida disse: « Vuole euro o dollari. »
A parte il fatto che mi stava importunando impedendomi di seguire il gruppo alla visita del tempio, pur di levarmelo di torno, gli diedi 10 euro.
Lui li prese ma continuò a volerne degli altri.
A quel punto persi la pazienza e strattonando la mano che mi prendeva per la giacca gli dissi in buon romanaccio: « Ma che vuoi, non basta il governo a derubarci, mo ce se mettono pure i santoni; ma va a quel paese a te e a chi non te ce ha già mandato. »
Mi allontanai, senza dare retta a quello che stava strillando (tanto non capivo neanche una parola).
Tornati in hotel, tutto quello che mangiavo sapeva di rancito.
Sulle prime reclamai, ma poi quando mia moglie assaggiando il cibo che a me sapeva
di rancito, disse: « Guarda che ti sbagli; il cibo è veramente buono. »
Sarà per lei, a me continuava a saper di rancito come anche l’acqua minerale.
Per non morire di fame dovetti fare buon viso a cattivo gioco (termine di un giocatore di carte), mangiai, pur facendo fatica a mandarlo giù.
Per fortuna il tempo passò e arrivò il giorno per tornare in Portogallo.
Il cibo che sapeva di rancito mi seguì anche sull’aereo e in Portogallo una volta tornati a casa.
Non sapevo che fare.
Il nostro dottore non sapeva che rimedi darmi; dopo tutti quelli che avevo provato.
Alla fine mi consigliò di parlare con un dottore indiano.
Non ne conoscevo nessuno; poi tramite l’internet trovammo il dottor Nassana Cossorò.
Dopo aver marcato una consulta, volle sapere yutto quello che avevo fatto prima di avere quei strani sintomi.
Gli raccontai del viaggio in India, ma quando arrivai a parlare del santone che voleva i soldi, mi interruppe dicendomi che non avendogli dato tutto quello che lui voleva, mi aveva lanciato una maledizione.
Che potevo fare? gli chiesi.
Dovevo tornare in India, cercare il santone e dargli tutto quello che lui voleva e non in cattivo modo; perché il santone lo avrebbe capito e pur prendendo i soldi, non mi avrebbe liberato dalla maledizione.
Tornare in India non era mica facile; se non c’era una proposta commerciale, la spesa sarebbe stata alta.
Avevo dei risparmi in banca, ne presi un pó e con quelli mi pagai il viaggio in India.
Non sapendo quando avrei trovato il santone, facemmo il biglietto di sola andata.
Nel precedente viaggio avevamo chiesto il visto turistico che ce lo avevano concesso per sei mesi.
Non avendo una guida che parlava portoghese ci fu indicato di rivolgerci all’agenzia indiana di Jaipur, di Karni Singh dandoci il suo numero telefonico.
Dopo esserci messi in contatto con l’agenzia di Karni e fatto sapere quando saremmo partiti, ci fu detto che al nostro arrivo a Nova Delj avremmo trovato un suo incaricato ad attenderci.
Il 7 settembre (il nostro giorno) salimmo sull’aereo e dopo 14 ore arrivammo a Nova Delj.
La consegna dei bagagli è lenta; già ci è capitato quando siamo arrivati con il gruppo. Circa mezz’ora di attesa arriva la nostra grande valigia.
Fuori in attesa in una doppia fila c’era tanta gente che strilla o agita i cartelli con i nomi dei passeggeri in attesa.
Dopo aver cercato a lungo lo vediamo lo regge un uomo vestito di bianco con i nostri cognomi sul suo cartello.
È l’incaricato dell’agenzia Karni. Dice di chiamarsi Dinesh ed è il nostro autista che, ci accompagnerà durante la nostra permanenza in India.
Prende la valigia e ci guida verso un parcheggio buio, verso una grande macchina bianca: una Toyota.
Ci accompagna all’hotel Siddhart che avevamo prenotato.
Siamo talmente stanchi che non facciamo caso all’odore di smog che c’è in tutta Delj.
Una volta a letto ci addormentiamo subito.
Il mattino dopo alle 9,30 puntualissimo, ecco Dinesh che ci aspetta davanti all’hotel, con la sua divisa bianca e una elegante giacca blu.
Una volta in macchina metto subito le carte in tavola (è un modo di dire) gli parlai di quello che mi è capitato al tempio di Khajuraho.
Maria in quell’occasione aveva fatto diverse foto e una di queste raffigurava il santone.
Mostrai la foto a Dinesh e lui dopo averla guardata a lungo disse di conoscerlo.
Si chiama Mipiah Celafik ed è un santone dedicato a Prithivi Mata (la divinità della Terra).
Senza perdere tempo andiamo a Khajuraho che dista a 620 chilometri da Delj.
Ci vogliono sette ore (se tutto va bene).
Dinesh è un uomo tranquillo, durante il viaggio non l’ho mai visto irritarsi per via del traffico caotico. L’ho visto schivare di tutto: mucche, cani, capre, biciclette, risciò, camion, tutto con la stessa disinvoltura e pazienza.
Dopo otto lunghissime ore arriviamo a Khajuraho.
A Khajuraho c’è il più grande numero di templi medievali, induisti e giainisti dell’India.
Seguendo Dinesh cominciamo dal tempio dove siamo stati con il gruppo.
Dinesh domanda del santone, poi rivolgendodi a noi dice: « Qui non c’è, nessuno l’ha visto oggi. »
« Dove lo possiamo trovare? »
« Bisognerebbe andare negli altri templi, ma potrebbe essere una cosa lunga. Vi consiglio di trasferirvi da Nova Delj a qui. »
Così facemmo.
Il giorno dopo lasciammo l’hotel di Siddhart e ci trasferimmo al Radisson Jass Hotel di Khajuraho.
La ricerca del santone Mipiah Celafik ci prese una settimana.
Dopo averlo trovato combinammo il prezzo per togliere la maledizione.
Mipiah faceva l’offeso tanto da tirare su il prezzo, alla fine dopo tanti raggiri sparò: voleva 500 euro al mese.
Dissi tramite Dinesh che non potevo dargli quella somma mensili perché non guadagnavo molto, se accettava gli avrei dato 1.000 euro.
Lui dopo tante parole (incomprensibili) scese a 400 euro al mese.
Al che...mi arrabiai (avevo promesso a Dinesh di non farlo).
Presi il santone del cavolo per la tunica e guardandolo negli occhi gli dissi: « Io italiano mafioso, se non mi levi la maledizione, invece di mille euro riceverai mille pallottole calibro 38 e di te non rimarrà neanche una piccola parte intera. Ci siamo capiti??? »
Dal viso il santone aveva capito l’italiano e disse di tornare l’indomani con i mille euro e lui avrebbe tolto la maledizione.
Il giorno dopo non gli portai i mille euro perché; mi svegliai a casa mia in Portogallo e capii che era stato solo un sogno.

P.S. Comunque sia...non andrò in India e non lo consiglio anche a vo